17/05/2025

Il Ralliement all’origine del magistero pastorale del Vaticano II

Par l'abbé Claude Barthe

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Nell’Immortale Dei (1 novembre 1885), Leone XIII condannava il «nuovo diritto», che scaturiva dalle istituzioni nate dalla Rivoluzione. In Au milieu des sollicitudes (16 febbraio 1892), lo stesso Leone XIII obbligava i cattolici francesi a riconciliarsi con la III Repubblica. Non ritorneremo qui sulle ragioni che egli addusse. Ma si può vedere, in queste istruzioni di adesione ad uno Stato che non considerava la legge di Dio come normativa, un’anticipazione del Vaticano II, il quale adotta questi princìpi del nuovo diritto sotto forma di libertà religiosa: il n. 2 della Dignitatis humanæ assegna allo Stato il dovere di permettere (di non impedire) la pacifica diffusione parimenti del vero e del falso. Ciò equivale a sancire l’intrinseca neutralità religiosa dello Stato, un’innovazione notevole[1].

Come è noto, una parte dei cattolici si rifiutò di seguire le direttive di Leone XIII. Ma non basta dire, per giustificare tale rifiuto, che, emanando tali istruzioni, Au milieu des sollicitudes uscisse da quel campo della fede e della morale in cui il papa esercita il proprio magistero. Leone XIII intendeva precisamente fissare una regola di ordine morale nell’ambito più importante che vi sia per la vita degli uomini sulla terra, quello della politica. Diceva chiaramente: «Un tale atteggiamento [l’accettazione] è la linea di condotta più sicura e più salutare per tutti i Francesi nei loro rapporti civili con la repubblica, che rappresenta il governo attuale della loro nazione». Una direttiva, certo, prudenziale (e terribilmente imprudente!), tale da non potersi paragonare all’obbligo imposto dalla Dignitatis nhumanæ di non impedire la diffusione dell’errore religioso. Ma non si era forse in presenza di un insegnamento simile, «pastorale» ante litteram? È nella natura della legge in genere, ed eminentemente della legge della fede, che la sostanza della norma – l’insegnamento impartito – e la sua forma – l’autorità con cui tale insegnamento viene enunciato – siano intrinsecamente legate. Per questo l’insegnamento ecclesiologico novatore del Vaticano II sulla libertà religiosa, discendendo chiaramente dal cattolicesimo liberale, non poteva che accompagnarsi ad un’autorità di tipo nuovo – in realtà un’assenza di autorità definitiva –, qualificata come insegnamento «pastorale», che a sua volta asseconda la ripugnanza del liberalismo verso qualsiasi autorità dogmatica.

Si può quindi sostenere che le istruzioni del Ralliement, anticipazione della Dignitatis humanæ, fossero un insegnamento «archeo-pastorale». In appoggio a questa ipotesi giunge il capitolo conclusivo del libro curato da Miguel Ayuso, Cristo Rey. Teologia, filosofia y politica ante el centenario de la enciclica Quas primas[2], di cui la traduzione francese è in corso di pubblicazione per le edizioni Homme nouveau. Questo capitolo finale di Félix María Martín Antoniano tratta de «La pastorale politico-diplomatica dei papi preconciliari in relazione ai poteri rivoluzionari nei confronti dei cattolici spagnoli».

F. M. Martín Antoniano, che si dichiara espressamente carlista, descrive tre «tappe pastorali» che hanno contribuito ad impedire la possibile restaurazione di uno Stato di tipo tradizionale: la tappa pastorale di Pio IX, che vide il «riconoscimento [da parte della Santa Sede] dei nuovi poteri liberali» (Isabella II, Amedeo I, Prima Repubblica, Alfonso XII); la tappa pastorale di Leone XIII, durante la quale si caldeggiava l’«unione dei cattolici per l’accettazione dei nuovi poteri liberali»; e la tappa pastorale di san Pio X, che ha favorito «la partecipazione ai processi elettorali conformemente alla teoria del male minore». L’autore si sofferma ampiamente sull’azione pastorale di Leone XIII, in particolar modo sull’invito rivolto ai cattolici spagnoli, con l’enciclica Cum multa dell’8 dicembre 1882, di allontanarsi dal partito carlista (fautore di Don Carlos, il pretendente anti-liberale) e, di conseguenza, di schierarsi a favore della monarchia liberale di Isabella II. Il carlismo non veniva nominato esplicitamente nell’enciclica, ma era riconoscibile come l’opinione «di coloro che mescolano la religione con qualche fazione civile e le confondono in un unico insieme fino al punto che quelli che sono di altro partito sono ritenuti quasi disertori del cattolicesimo[3]». Il tema di Cum multa era lo stesso che si sarebbe poi ritrovato dieci anni dopo in Au milieu des sollicitudes: la necessaria unione dei cattolici per il presunto bene della religione. Fece seguito un’interpretazione autentica della Cum multa fatta dal nunzio apostolico, mons. Rampolla, «vero architetto della pastorale politica romana» – afferma F. M. Martín Antoniano – che Leone XIII avrebbe nominato poi suo Segretario di Stato, il quale batteva sempre sul tasto del tema dell’obbedienza ai poteri costituiti.

Au milieu des sollicitudes, insegnamento «pastorale» ante litteram. Cui si può aggiungere il fatto che la sua non-ricezione di parte di un segmento del mondo cattolico era foriero dell’opposizione al Vaticano II. In Francia, in ogni caso, veniva a configurarsi la postura di essere «più cattolico del papa». In effetti l’elemento fondante – per reazione – di ciò che è stato chiamato il «cattolicesimo integrale» e che fu il cuore, almeno all’inizio, dell’opposizione all’ultimo concilio e soprattutto alla nuova liturgia, si trova nelle istruzioni del Ralliement. Si sottolinea generalmente troppo poco lo sconvolgimento provocato da questa presa di posizione di papa Pecci. Settant’anni più tardi si sarebbe verificato un autentico terremoto.

Don Claude Barthe


[1] «Se è vero che l’idea dominante di Leone XIII fu, come scrive un suo biografo [Charles T’Serclaes, Le Pape Léon XIII: sa vie, son action religieuse, politique et sociale (Papa Leone XIII: la sua vita, la sua azione religiosa, politica e sociale), Desclée De Brouwer, 1894, t. 3, pp. 714-715], quella di “riconciliare il mondo moderno con la Chiesa”, il progetto pastorale che fallì sotto il suo pontificato si realizzò col Concilio Vaticano II» (Roberto de Mattei, Il Ralliement di Leone XIII. Il fallimento di un progetto pastorale, Le Lettere, 2014, pag. 294).

[2] Dykinson, 2024.

[3] Si veda anche: Miguel Ayuso, La crisis de la cultura política cathólica, Dykinson SL, 2021, specialmente le pagg. 126-130.